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In effetti, per riuscire a parlare di colori in maniera rigorosa, sono necessari degli studi approfonditi e spesso alcuni anni di esperienza sul campo della stampa per poter iniziare a comprendere il reale comportamento reale dei colori quando devono venire riprodotti.Cercheremo di spiegare il più semplicemente possibile il funzionamento della stampa, in modo che queste informazioni possano aiutarvi a comprendere i concetti di base (gli articoli più approfonditi arriveranno con tempo, quindi iscrivetevi alla nostra newsletter per restare aggiornati!).

Come si ottengono delle immagini colorate?
Quando pensiamo ad un’immagine a colori (sia che la troviamo su una foto, sullo schermo di un pc o sulle pagine di una rivista), difficilmente ci rendiamo conto di come sono composti questi colori.
Quando vediamo dei “rossi” o dei “gialli” (ad esempio) pensiamo a come ci appaiono e intuitivamente non vediamo alcun motivo per pensare che siano stati stampati con qualcosa di diverso da un inchiostro giallo o da uno rosso o che sullo schermo quella sezione sia effettivamente rossa o gialla.
In realtà tutti i colori che vengono riprodotti su un supporto fisico o digitale, sono ottenuti mischiandone altri di base, ma questa è l’unica somiglianza fra un’immagine vista su uno schermo e una stampata su carta.

Infatti i colori sullo schermo sono riprodotti grazie a dei fasci luminosi di vari colori che vanno a colpire delle regioni molto piccole dello schermo (i pixel). La riproduzione di diversi colori è affidata quindi al rapporto fra due o più pixel colorati adiacenti: l’aspetto finale visibile sarà quello del colore desiderato.
Abbiamo detto che gli schermi utilizzano fasci di luce colorata quindi, se sommiamo due fasci luminosi della stessa intensità, la luminosità percepita finale sarà doppia (non c’è nulla di esoterico in questo, basta pensare alla differenza di luminosità in una stanza quando sono accese una sola o più lampadine!).

Ma pensiamo ora ad un altro esempio pratico. Avete presente i colori a tempera?
Se avete mai provato a utilizzarli, sicuramente avrete anche presto scoperto che è possibile mischiare due o più colori per ottenere nuove tinte, ma che è una procedura che ha dei limiti: non appena si iniziano ad aggiungere troppi colori o di una tonalità troppo scura, il risultato vira irrimediabilmente verso il marrone o il grigio e tornare indietro è impossibile!

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In questo caso infatti non stiamo mischiando fasci di luce, bensì pigmenti di colore: la luminosità irrimediabilmente si perde quando si mischiano più tinte!

RGB vs CMYK
Queste due sigle così piene di consonanti rappresentano i due diversi metodi di cui parlavamo sopra: RGB sta per Red (Rosso) Green (Verde) Blue (Blu) e sta a indicare il colore dei fasci luminosi che vanno a comporre i colori sugli schermi.
CMYK invece sta per Cyan (Ciano) Magenta (Magenta) Yellow (Giallo) e blacK (Nero): sono i 4 inchiostri che si usano per la stampa.

Perché proprio questi colori?
Semplicemente perché si è scoperto che questa è la selezione più piccola di tonalità da cui è possibile ottenere la maggior quantità di colori derivati, semplicemente mischiandoli in quantità diverse (e il fatto che siano pochi aiuta molto a contenere i costi!).

Perché sono tre in un caso e quattro nell’altro?
Perché nel caso degli schermi per ottenere il nero è sufficiente “spegnere” quel pixel e il colore risultante sarà un nero pieno, mentre, mischiando i colori a pigmenti (ricordate le tempere?), difficilmente si otterrà un nero scuro al 100%: se si vuole stamparlo è necessario utilizzare un inchiostro apposito che sia esclusivamente nero.

Stampare in sequenza
Abbiamo capito che la differenza alla base sta nell’uso e meno di un supporto intermedio all’impressione della stampa sulla carta: nella stampa offset questo supporto è presente (e si chiama “lastra”), mentre nella stampa digitale non c’è.
Le lastre possono essere paragonate a dei grandi “timbri” che imprimono un’immagine sempre uguale su ogni foglio.
Se portiamo avanti questo paragone, allora dobbiamo tenere conto che per ogni foglio non viene creata una sola lastra/timbro, ma almeno quattro: una per ogni colore utilizzato in stampa per ottenere tutti gli altri.

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Rispetto ad un timbro di gomma una lastra ha un grosso vantaggio: si possono ottenere zone più o meno dense di colore, in modo da ottenere moltissime sfumature.
Il foglio su cui dovrà essere stampato il soggetto passerà quindi attraverso la macchina di stampa e ad ogni passaggio sarà impresso un colore di base.

Conoscere la quadricromia

Per chi crea dei file da mandare in stampa, è importante capire come comportarsi nelle varie fasi di gestione del colore, in modo da non avere sorprese con il risultato finale.
È comunque fondamentale tenere a mente un fatto molto importante che riguarda i colori e i loro metodi per riprodurli.

CIE_Lab_RGB_CMYKQuesta immagine rappresenta (anche se come capiremo subito non in maniera esatta) lo spettro dei colori visibili per un essere umano.

Al suo interno è presente un triangolo nero più grande che contiene i colori ottenibili con il metodo RGB degli schermi.

Il trapezio con i bordi grigi invece è lo spazio del colori ottenibili con il metodo CMYK: come si può ben capire gli spazi di colore riprodotti non coincidono e non sono nemmeno uno sottoinsieme dell’altro!

Se dunque si sta lavorando a schermo, non tutti i colori che vediamo saranno stampabili con lo stesso aspetto e potrebbero essercene altri che non sono riproducibili a schermo ma che potrebbero essere invece ottenibili in fase di stampa.
Lo schermo può poi essere o meno calibrato o avere una migliore o peggior resa dei colori o di una certa gamma.
A questo poi si aggiungono tutte le variazioni che possono influenzare la resa finale: tipologia di carta e di inchiostri, la macchina da stampa utilizzata e le scelte fatte in fase di stampa e prestampa.

Spiegare come fare per ottenere una stampa soddisfacente in quadricromia, partendo da un file a monitor, non è facile: richiede anni e anni di esperienza e di conoscenze approfondite, ma conoscerne almeno le caratteristiche principali più aiutare a non commettere errori grossolani o a pretendere l’impossibile dalla propria stampante…o dai propri stampatori!

Un buon punto di partenza potrebbe essere questo: non fidarsi mai di quello che si visualizza a schermo ma effettuare sempre delle prove di stampa che ci aiutino ad avvicinarci il più possibile ai colori desiderati.

Il discorso potrebbe protrarsi per ore ed ore, la quadricromia è la base per ogni stampato industiale e commerciale, le tecniche per raggiungere buoni standard di qualità sono varie e tutte efficaci, scopri insieme a noi quale tecnica di stampa è più indicata per sviluppare i prodotti stampati della tua azienda, uno dei nostri tecnici sarà a tua completa disposizione.
 

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